BLACK MONKEY – IL RISVEGLIO. L’INDAGINE CHE SVELA L’IGNAVIA DELLA BORGHESIA ANGRESE

 

Ci sono storie che si inseguono. Percorsi che si incrociano. Coincidenze che si fanno trama, mettendo insieme promesse e riconoscenza. Caratteri che segnano destini e destini che svelano caratteri. C’è chi cerca il riscatto, dopo uno scampato pericolo e chi soccombe ai ricatti, per un rischio ignorato. Nell’inchiesta dell’antimafia di Salerno sul gioco d’azzardo on line, in cui risulta indagato Domenico Chiavazzo, c’è tutto questo e forse altro ancora. Riavvolgiamo il nastro.

Borgo Tossignano, città metropolitana di Bologna. È la Romagna dell’ispettore Coliandro. 11 gennaio 2010, esterno bar, pomeriggio. Tre uomini prelevano con la forza un ragazzo marocchino. Lo caricano in auto. Si chiama Ennaji Et Toumi, ha precedenti per furto e spaccio. Alle 18:21 raggiungono l’hotel Mulino Rosso, nei pressi dell’uscita del casello autostradale di Imola. Ennaji si libera. Corre alla reception dell’albergo. Chiama il 112. Nasce, così, l’inchiesta Black Monkey.

Partendo dal tentato sequestro di Ennaji, gli investigatori si imbattono in Nicola Femia, detto Rocco. È di origini calabresi. Nel 2002 si è trasferito in provincia di Ravenna. Ritengono che abbia costituito un impero economico imperniato sull’organizzazione di giochi on line sottratti al controllo dei Monopoli. Viene alla luce un ginepraio con diramazioni in Italia e all’estero. Società e collaborazioni con clan di ogni dove, affamati di denaro e ingolositi dall’opportunità.

Fra i sottoposti, gli emissari e i complici di Femia compaiono tecnici informatici; esattori; commercialisti pronti a collaborare nell’allestimento di strategie necessarie a dissimulare e insabbiare il malaffare. Non si contano le imprese messe in piedi per diversificare le attività, intestate a prestanomi per evitare controlli e grane. Una articolata rete di sodali per la raccolta e il reimpiego di fiumi di banconote sputate fuori da “macchinette mangiasoldi”, riconfigurate.

Nel 2012 un angrese fa capolino nelle indagini. È Domenico Chiavazzo. Intercettato al telefono, è interessato ad alcuni siti del gioco on line nella disponibilità della famiglia Femia. Nella rubrica dell’IPhone del figlio di Nicola ci sono i recapiti suoi e di un fiduciario. Non è indagato. Tuttavia, sarà citato nella sentenza. Nel 2017 il Tribunale di Bologna condanna i Femia. Pochi mesi prima della pronuncia, Nicola sceglie di collaborare con la giustizia. Inizia a parlare.

Nel 2019, la Corte d’Appello non riconosce il profilo ‘ndranghetista del sodalizio. Il 10 dicembre 2020 la Cassazione conferma la decisione: le pene subiscono una drastica riduzione. Per i Femia è un buon risultato. Intanto, Chiavazzo, ad Angri, ha altro cui pensare. A maggio 2020 è vittima di un agguato: gli sparano. Evidentemente ha pessime frequentazioni. L’episodio lo scuote. Guarda alla comunità: passa dal gioco on line alla competizione elettorale. Una sorta di ex voto.

Redento per la grazia ricevuta, sogna di ripetere le gesta di Antonino Russo. Nel 2007 il re del pomodoro, per vedere Giampaolo Mazzola con la fascia tricolore, riempie piazze e urne. Tutta un’altra storia. Chiavazzo è alla prima esperienza. Ha le idee chiare, ma non ancora i numeri necessari. Distribuisce schede e suggerisce nomi.  Si appassiona. Il sindaco che sostiene ce la fa. Al ballottaggio. Grazie al contributo determinante del consigliere regionale Nunzio Carpentieri

Gli anni volano. I più dimenticano. Ad Angri i Femia non sanno chi siano. La stampa salernitana non ha seguito le indagini di Bologna. Non ha collegato Chiavazzo al processo Black Monkey. L’amministrazione fa il suo corso, tra una crisi di maggioranza, un progetto di finanza, il sempreverde dibattito sul futuro dell’area ex MCM o la presenza in città di gruppi di potere collegati alla criminalità organizzata. Torna di moda il chiacchiericcio su imprese finanziate da casalesi.

La consiliatura volge inesorabilmente al termine. Il sindaco, in carica dal 2015, è al secondo mandato. Non può riproporsi. La città è messa male. È più brutta, più sporca e più cattiva di come gli è stata consegnata. I rappresentanti delle forze in campo battono il paese palmo a palmo, alla ricerca, frenetica e disperata, di un profilo che entusiasmi gli elettori e mobiliti le masse, come accadde quando fu annunciata la candidatura di Giampaolo Mazzola. Circolano pronostici.  

Il 3 dicembre 2025 i quotidiani salernitani pubblicano la notizia del sequestro di alcuni beni ritenuti del Chiavazzo. La Procura di Salerno è convinta che sia stato in affari con Femia. È l’ombra lunga di Black Monkey, cinque anni dopo la sentenza della Cassazione. I curiosi scorrono l’elenco delle società date per coinvolte in operazioni illecite. I reati contestati vanno dall’emissione di fatture per operazioni inesistenti al riciclaggio. Non ci sono i nomi dei consulenti.

Il 5 dicembre emergono ulteriori dettagli. L’antimafia ha appreso dell’impegno profuso dal Chiavazzo nella campagna elettorale del 2020. Le trattative per l’allestimento delle coalizioni registrano una brusca frenata. Non si comprende chi è stato intercettato e quando. Leggendo gli articoli è ragionevole pensare che le condotte contestate siano analoghe a quelle poste in essere dal gruppo Femia, e che il periodo oggetto delle indagini riguardi anche gli anni dal 2019 al 2022.

Si teme che in Procura ci siano trascrizioni di conversazioni imbarazzanti. E che possano essere rese note prima della campagna elettorale. A febbraio arriva un altro sequestro. Sulla vicenda cala il silenzio. L’argomento non trova spazio nei salotti borghesi e negli studi professionali. Tiene banco la questione referendaria. Poi, irrompe sulla scena un profilo Facebook anonimo, L’angrese incaxxato. Pubblica una pagina coperta da segreto istruttorio. Scatenando un pandemonio.

È tempo di comizi. I candidati concordano nel tenere la faccenda fuori dal confronto. Preferiscono i programmi. Chiavazzo esce dalla cronaca giudiziaria. L’intellighenzia, sedata e conformista, non ne vuol sentir parlare: si prepara per il 24 e 25 maggio. Lui non è da meno. Il 25 maggio 2020 scampò a un attentato: deve festeggiare la ricorrenza. Difficile che vada al seggio.  Come il marocchino da cui tutto ha avuto inizio, scomparso prima di poter vedere i Femia alla sbarra.

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