ANGRI AL VOTO 2026 - IL GIUDIZIO SOSPESO TRA L’INDAGINE DELL’ANTIMAFIA PER I FATTI DEL 2020 E IL SILENZIO GENTILE DEI CANDIDATI.

Ci sono verità difficili da accettare. La frequentazione, l’affetto e le suggestioni giustificano e ingannano. Salvatore Catalano è fratello di Agostino, caposcorta di Borsellino. Vive a Campobello di Mazara. È stato vicino di casa di Matteo Messina Denaro, esecutore e mandante della strage di via D’Amelio. Per Salvatore, era il medico in pensione che abitava sopra il negozio di casalinghi dove si rifornisce lui. Poi ha saputo. Non lo avrebbe mai immaginato. Come molti altri.

Matteo si presentava con generalità fasulle. La più nota è Andrea Bonafede. Chi lo conosceva così, lo riteneva una persona brava, di buone maniere. Era gentile e premuroso con i malati oncologici della clinica La Maddalena; sensibile e romantico con le compagne; interessato ai diari di Alda Merini. Il 23 maggio 2022, in una chat di gruppo, impreca contro la commemorazione “di sta minchia” della strage di Capaci. Una caduta di stile, rivelatrice della reale natura dell’essere.

I destinatari del vocale condividono lo sfogo. Non s’indignano, non lo riprendono. Si credono comunque perbene ma sono solo schiavi del proprio conformismo. La diversità va mostrata per tempo. Tra ignavi, codardi e ruffiani, il disappunto è necessario, benché pericoloso. Il principio va affermato e difeso anche in politica, nelle competizioni elettorali. I candidati oltre che presentabili, devono essere adeguati. Per dichiararsi tali non è sufficiente divulgare il curriculum.

Il profilo anonimo Facebook L’angrese Incaxxato, il 17 maggio 2026, ha pubblicato 16 delle oltre 270 pagine di una ordinanza di misure cautelari. Riportano stralci di conversazioni. Tra quanti parlano con gli indagati c’è Alfonso Scoppa, uno dei quattro candidati sindaco alle amministrative angresi. Non è indagato. I commenti al post si concentrano sulla vigliaccheria dell’autore, colpevole di non averci messo la faccia: è il sintomo chiaro delle pessime condizioni del paese.

I sostenitori da tastiera, equamente divisi tra pseudo-militanti e tifosi, per quanto svalvolati, possono essere giustificati. Chi, invece, ha deciso di non parlare di quelle pagine, non merita stima. Come i membri della chat del boss. La questione morale esige limpidezza e un giudizio politico utile all’esercizio consapevole del voto. Chi non si pone il problema ha un interesse o è prigioniero degli affetti, come il protagonista di ‘A carretta d’ ‘e suonne del maestro Bruni.

Da una sbirciatina ai curricula dei candidati di Scoppa, saltano agli occhi quelli di Giuseppe Ferraioli e Matteo Malvaso. Ferraioli è Ispettore di polizia esperto, con oltre 25 anni di carriera, profondo conoscitore delle più innovative tecniche investigative. Malvaso, Colonnello della Guardia di Finanza, è in pensione dal 2025. È stato membro della Commissione di Accesso presso gli Enti Locali per la verifica dei tentativi d’infiltrazione mafiosa nell’azione amministrativa.

Orbene, persone tanto qualificate, impegnate quotidianamente in attività di polizia giudiziaria, sono attrezzate per distinguere un dossier contenente notizie false da un provvedimento emesso da un Giudice per le indagini preliminari. Entrambi, prima ancor che candidati, sono amici e frequentatori di Scoppa. Per questo, hanno maggiori responsabilità degli altri suoi sostenitori. A meno che abbiano scritto frottole e trascorso le giornate a fotocopiare mani. Cose da escludere.

Ferraioli e Malvaso, se non l’hanno già fatto e se vogliono il bene degli angresi, devono chiedere a Scoppa di procurarsi, presso il suo assistito Chiavazzo, l’ordinanza pubblicata dall’Angrese Incaxxato, per verificarne il contenuto. Non possono esimersi. Hanno il dovere di metterci la faccia; loro, non l’anonimo che, conscio del rischio cui andava incontro, ha deciso di lanciare l’allarme. Il ballottaggio c’entra come il cavolo a merenda. Il silenzio, grave, è pure funesto.

Il 5 dicembre 2025, Il Mattino, edizione di Salerno, a pagina 28, apre dando la notizia del filone elettorale emerso nel corso delle indagini sulle attività di Chiavazzo. Per l’Antimafia, il 20 settembre 2020, data del primo turno delle ultime amministrative, risulta eletto un candidato al consiglio comunale cui sono andati i voti di Chiavazzo. Non è chiaro se il consigliere abbia beneficiato anche dei voti di un esponente di rilievo del clan Fontanella di Sant’Antonio Abate.

Ferraioli e Malvaso conoscono i percorsi decisionali dei colleghi dell’Antimafia; cosa li allerta, quali tracce fiutano; perché si intrattengono su alcune intercettazioni, ignorando altre; come giungono alle conclusioni. Hanno maturato l’esperienza utile a spiegare, anche a chi non sa una beata minchia di indagini e procedura penale, perché nonostante un dato sia vero e documentato, viene bollato come inutilizzabile. Non gli è concesso indugiare. La loro storia glielo impone.

Chi mastica un po’ di meccanismi elettorali e in particolare, di combinazioni in grado di moltiplicare i seggi, non può escludere che Chiavazzo, oltre a impegnarsi per un candidato, che è evidentemente un uomo, potrebbe avere distribuito i propri voti anche su una o forse più donne, abbinate come quote rosa. Una lettura pessimistica dell’articolo induce a ipotizzare che Chiavazzo e Fontanella abbiano portato voti ad almeno due consiglieri comunali eletti il 20 settembre 2020.

Ferraioli e Malvaso, esaminando quelle carte, possono comprendere se nel consiglio comunale uscente c’è un gruppo Chiavazzo. Le risposte sull’accaduto e le possibili implicazioni devono venir da loro e dall’ordinanza.  Salvatore Catalano, intervistato da Giacalone, chiede che la gente onesta del paese non venga lasciata sola. Da lui non ci si può aspettare altro. Da chi dispone di strumenti e formazione che gli consentono di riconoscere le anomalie, si deve pretendere di più.

Se Angri non può attendere i tempi della giustizia, Scoppa non può inchinarsi alle rassicurazioni degli avvocati di Chiavazzo. Nelle coalizioni potrebbero celarsi candidati o finanche consiglieri che nel 2020 hanno beneficiato dei voti di uno o più clan. Ferraioli e Malvaso, leggendo, li scoverebbero. Se venissero meno, si comporterebbero come la famiglia Poggi, che non vuol sentir parlare delle indagini su Sempio, convinta, a prescindere, della sua innocenza. E non sta bene.

Angri è precipitata nella barbarie. Alcuni partiti sono evaporati, altri non hanno messo radici. Contano le famiglie. Una volta si confidava nelle numerose e militanti. Ora bisogna prendere coscienza che a far paura sono le affiliate ai clan. È un’impresa ardua. Soprattutto quando chi sfila il 25 aprile o il 2 giugno, magari proponendo eventi culturali, non si pone la questione morale, riducendo i cortei e i teatri a luoghi di vanità. A Campobello di Mazara sono messi meglio.

Commenti

  1. Tante cose non le sapevo ed è giusto saperle! purtroppo la maggior parte della gente ignora ed è questo il problema

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  2. Ottimo lavoro come sempre

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