ANGRI. IL LUCCICHIO DELLE MONETE DEI PARCHEGGI ILLUMINA VIA DESIDERIO E LA GIUNTA LA CONFONDE CON IL RETTIFILO.

Solo un cretino può immaginare di invertire il senso di marcia di via Desiderio. Un cretino che ha studiato la toponomastica e sa dove si trova via Desiderio. Il che non è da tutti. Infatti, le decine di famiglie che vi risiedono sono convinte di abitare in piazza don Enrico Smaldone. E non perché sono fuori di testa: lo hanno letto, sotto il numero civico affisso alla porta di casa e sulle carte d’identità. Via Desiderio è una traversina, parallela a corso Vittorio Emanuele.

Quando si vuole bene ai cretini, li si eleva a sconsiderati. Cambia la parola, non la sostanza. Lo spazzino non diventa un attivista dello sviluppo sostenibile solo perché amici e parenti lo chiamano operatore ecologico. Con questa premessa, si può tranquillamente affermare che soltanto uno sconsiderato può immaginare di invertire il senso di marcia di via Desiderio. Ad Angri gli sconsiderati non mancano. Spesso dialogano tra loro, dandosi ragione e sostenendosi l’un l’altro.

Se lo sconsiderato ha amici amministratori o politici cittadini sconsiderati quanto lui, la sua idea balzana può fare danni. Il 13 luglio, la giunta municipale, assecondando uno sconsiderato, ha disposto l’inversione del senso di marcia di via Desiderio. Le firme in calce: Antonio Mainardi, Ciro Calabrese, Maria Immacolata e Maria D’Aniello, Bonaventura Manzo. Superato il «chi sono?» di rito, si impongono due domande: hanno letto e capito la proposta? Conoscono via Desiderio?


La novità è formalmente attribuita a una proposta del Comando di Polizia Locale. Con l’inversione, i numerosi veicoli provenienti da via Ardinghi e via Tenente Fontanella, per andare verso la ferrovia, svolteranno a destra, passando davanti al Bar Lion’s; rischiando, così, o di sbattere contro quelli che vengono fuori dal rione Ingegno o, peggio, di investire i ragazzi che, usciti dalla scuola, si riversano, spensierati, sull’incrocio nei pressi della Pizzeria da Carminuccio.


La verità è che quindici stalli di sosta a pagamento su corso Vittorio Emanuele fanno comodo. Oltre che cassa. Facile ritenere che possano valere anche una vita. Se così non fosse, sarebbe stato sufficiente il divieto di sosta lungo tutta la piazza. Al Comando ci avevano pensato. Il segnale, posizionato nel settembre 2022, fu immediatamente coperto. Evidentemente, non era gradito a chi, seminando strisce blu, raccoglie euro, senza preoccuparsi del sangue versato sull’asfalto.


La conclusione è meno maliziosa di quanto possa apparire: il totem per i ticket dei quindici stalli è stato collocato anni fa; visto che la sosta non fu autorizzata, avrebbero dovuto rimuoverlo. A meno che qualcuno non si sia impegnato a ripristinare le strisce e l’incasso. Giocando con la vita del prossimo, dopo aver scoperto via Desiderio e ritenendola il Rettifilo. Se poi aggiungiamo che non è chiaro se sia privata o pubblica, si passa dalle implicazioni alle imprecazioni.

Chi ha scelto l’inversione non conosce gli abitanti di piazza Smaldone. Non sarebbe esatto definirli avventori. È gente proveniente dal rione Ardinghi e dintorni, che considera quello spazio come una ulteriore stanza della propria casa, trascorrendovi l’esistenza. Alcuni hanno appreso solo in età adulta che non potevano intestarla ai figli. Ci si trova di tutto: dalle straniere in burka agli indigeni a torso nudo. E via Desiderio ne è una parte: come il corridoio per la casa.

Se il luccichio delle monete non avesse oscurato la vista, con maggiore serenità e senza fretta, una soluzione decente, prima o poi, sarebbe venuta fuori, salvando le troppe capre e i tanto cari cavoli. E con meno imbarazzo per tutti, dai cretini agli sconsiderati, passando pure per gli assessori. Alla carreggiata di corso Vittorio Emanuele mancano trenta centimetri. Senza di essi non si possono autorizzare doppio senso di marcia e sosta. Si deve scegliere: o l’uno o l’altra.


Visto che, quando si costruirà nelle Cotoniere, il marciapiede sarà rimodulato, perché non anticiparne la riduzione, magari arretrando i cartelloni pubblicitari, collocati, irresponsabilmente, sul ciglio strada? Non sarebbe peggio dell’inversione su via Desiderio. E salvaguarderebbe gli stalli. Pure per la gioia dei commercianti. Se proprio la si volesse fare da signori, nonostante manchi la vocazione, si potrebbe prevedere la sosta a tempo. Giusto per allontanare i sospetti.

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